Ma tu quanto ti ami?

Questo testo è nato un giorno d’estate in cui, verso le due del pomeriggio, sotto un sole terribile, decisi di andare a buttare la spazzatura differenziata nei vari cassonetti.

Mi ritrovavo con un sacchetto nero di spazzatura mista, una busta piena di carta e una cassetta da fruttivendolo piena di bottiglie e flaconi di plastica. Il sole era così caldo che le scatolette vuote del cibo per il gatto sembravano appena uscite dal forno a microonde. Mentre attingevo dalla cassetta per gettare i vari componenti nel buco della campana del vetro, mi accorsi che il cartone vuoto del latte che avevo in mano mi stava gocciolando lungo tutto il braccio.

Al secondo tentativo di pescare dalla cassetta intinsi le dita in quello che restava di un fondale di bocconcini per gatti, per rendermi conto, subito dopo, che il latte rancido era colato fin dentro la maglietta e sulla schiena. Improvvisamente, mentre il sole cominciava a farmi girare la testa, mi vidi da fuori, là, sul piazzale dei cassonetti, come uno strano personaggio che imprecava mentre cercava di infilare oggetti puzzolenti e appiccicosi dentro un buco non meno lurido. Fu come una rivelazione. Non appena rientrai in me, raccolsi l’intera cassetta, il resto della spazzatura, e lo scaraventai con decisione dentro il cassonetto dei rifiuti indifferenziati, poi tornai a casa, mi feci una bella doccia fredda e mi preparai un latte e menta con ghiaccio per berlo sul divano.

Ecco, tu cos’hai capito da questo racconto? Se tu fossi un fondamentalista del riciclaggio so già cos’avresti capito. Ma a parte questo? In quel momento io ho agito come ho agito perché mi sono guardato dall’esterno e ho visto che non mi stavo volendo bene, costringendomi a seguire un rituale faticoso e assurdo sotto un sole terribile. Nello stesso istante ho capito anche che facevo tutto questo per mettermi al riparo dal senso di colpa del cittadino pigro, incensandomi di una responsabilità fasulla per compensare un vuoto d’amore reale che era in me. Quanta roba, eh?! E pensa, solo per essere andato a buttare la spazzatura.

Ovviamente non sto dicendo che non devi più separare il vetro dalla carta, ma semplicemente che talvolta noi stessi ci creiamo dei doveri fasulli, e  attraverso di essi ci creiamo frustrazione, stanchezza e malessere, con l’unico vantaggio di sentirci magari falsamente a posto con noi stessi e con la società, perché poi, in fondo in fondo, sappiamo benissimo che qualcosa non va.

Tu puoi essere veramente libero solo se hai il coraggio di seguire l’amore per te stesso, che non ha nulla a che vedere con ciò che comunemente la gente intende per egoismo, ma che guarda caso coincide con l’amore per gli altri. Ti sembra infatti concepibile poter amare sinceramente e con tutto il cuore sé stessi, senza amare anche gli altri? Pensaci seriamente. Una persona che pensa solo a sé stessa, che è sorda ad ogni richiesta degli altri, che fa ogni cosa per un suo meschino tornaconto, in realtà non si ama, non può, perché l’amore, come ogni cosa nel mondo, è qualcosa che si muove, attraversa te stesso per riversarsi sugli altri, e da loro di nuovo ti raggiunge. Non è possibile tenere l’amore per sé e dirigerlo solo su sé stessi, è stato ormai provato da millenni di esperienze amorose tra gli uomini. L’amore è condivisione e disponibilità, e quando tu ami te stesso, non c’è dubbio che ami anche gli altri.

Il discorso sull’amore porta a mille strade e a mille incroci, tanto che da ciò che hai letto alcuni potrebbero trarre la conclusione che amarsi voglia dire dedicare la propria vita agli altri, aiutare il prossimo fino a consumarsi fisicamente, donarsi totalmente al mondo, senza riserve.

Naturalmente se questo è l’impulso che senti nella tua vita, se fin da quando eri bambino vuoi con tutto il cuore dedicarti ad aiutare gli altri, forse questa è la strada anche per amare te stesso. Ma solo se tu lo vuoi. Diversamente, se vuoi goderti la vita, gioire dell’abbondanza ed essere disponibile pur conservando la tua vita e le tue comodità, anche questa è la tua strada, se è questo che vuoi.

Amare te stesso non ti impone di seguire nessuna regola, anche perché nessuna regola ha valore di fronte all’amore. Tutto ciò che devi chiedere a te stesso è cosa vuoi fare della tua vita, e poi farlo mettendoci più amore possibile. Non ha alcuna importanza se sarai un industriale milionario o un missionario tra i lebbrosi, queste, per quanto forse ti possa sembrare incomprensibile, sono solo forme che hai deciso di dare all’amore.

Può darsi che seguendo l’amore tu infranga alcune regole della società in cui vivi (come separare la spazzatura, per dirne una), e naturalmente accadrà anche che gli altri non ti capiranno, perché giudicheranno dalle tue singole azioni, e non dal tuo progetto intessuto ad amare e ad amarti. Chi mi avesse guardato, quel giorno d’estate, avrebbe solo visto un tale ai cassonetti che ad un certo punto ha imprecato e, senza alcun rispetto per l’ambiente, ha gettato tutta la spazzatura in un solo cassone. E d’altra parte, chi poteva vedere in quell’azione la dolcezza dell’amare sé stessi e il mondo? Solo un veggente, o un santo, forse. Dunque non aspettarti mai che il mondo comprenda e ricopra di lodi le tue azioni, se ti lasci guidare dall’amore potresti incontrare di tutto: invidia, disapprovazione, incomprensione (cose che d’altronde incontreresti comunque nella tua vita), ma anche una quantità tale di amore di ritorno da rendere senz’altro imperdibile il viaggio.

Autore: Niccolò Angeli
Niccolò Angeli
Amo costruire ponti di significato tra l'antica saggezza e il futuro. Spesso lo faccio creando meditazioni e viaggi interiori per facilitare la guarigione, la consapevolezza e il risveglio. Tutti i miei contenuti in inglese li trovi su Kyrian.art.

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