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Discutiamo insieme su tutto ciò che è "nuova" saggezza.
  1. Benedetta Altichieri
  2. Coscienza
  3. 14 Luglio 2017
Ciao a tutti,
vorrei portare in rilievo un tema che ho recentemente scoperto e che credo sia molto importante nel mio percorso di crescita personale. Mi piacerebbe sapere voi a che punto siete rispetto a questo argomento e scambiare qualche preziosa suggestione.
Il punto è che mi sono resa conto che c'è in me una resistenza ad andare a fondo delle cose. Faccio un esempio: quando gioco con i miei figli, per un po' di tempo riesco a restare nel flusso del divertimento, lasciandomi assorbire totalmente (come loro sanno meravigliosamente fare) da quello che stiamo facendo. Ad un certo punto però subentra una sensazione di discomfort, di disallineamento...è come se un senso di vuoto e di strematezza cercasse di 'mangiarmi'. A quel punto allora cerco di trovare una scusa per allontanarmi, per immergermi nell'incessante multitasking delle mille attività e faccende quotidiane. È una sensazione che ho provato in passato anche in numerose situazioni sociali, specie se non c'era qualche sostanza psicotropa a sostenermi. E la medesima sensazione mi spinge a cercare continuamente nuovi stimoli intellettuali, culturali, spirituali. Mi sembra qualcosa che ha a che fare con la scarsa capacità di provare piacere fino in fondo, di stare dentro una situazione fino alla fine. Ora che ho scoperto questo nuovo 'mostro nell' ombra' avrò la possibilità di guardarlo negli occhi, e magari di imparare, con l'amore, a trasformarlo ed a scoprire qual'è il suo tesoro, quale il suo messaggio nascosto. Ma fino ad allora sono a caccia di indizi, di confronti, di spunti che illuminino un po' la via. C'è qualcuno che ha voglia di condividere con me, con noi tutti, la sua esperienza a proposito?
Grazie mille e un abbraccio globale :)

Benedetta
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Ciao Benedetta,
Quella sensazione di 'incapacità' di stare dentro alle cose fino in fondo di cui parli mi ha accompagnato da quando ricordo almeno nella mia vita adulta (io ho ormai 65 anni), creandomi disagio in vari modi:
- quando stavo dentro a gruppi di persone o comunque situazioni collettive, da cui cercavo di isolarmi appena possibile magari mettendomi a 'fare qualcosa di pratico', come raccogliere bicchieri lasciati in giro
- quando partecipavo a qualcosa che avrebbe richiesto un mio impegno diretto come una riunione da cui doveva uscire una decisione, spesso finivo col non esprimermi per niente.
Spesso al disagio si accompagnava una specie di sensazione di 'superiorità', come se quelle persone o situazioni fossero inferiori al mio livello, ed io sapessi meglio di loro come andavano fatte le cose, o che lo stare insieme in quel modo non avesse nessun valore. Questa cosa negli anni mi ha convinto di essere una persona 'supponente', che forse da vite precedenti si tira dietro esperienze di arroganza che deve sciogliere trovando una vera umiltà.
Non riesco a fondermi con gli altri, eppure lo vorrei e l'ho cercato in vari modi, ma ancora oggi per me è difficile sperimentare una condivisione empatica, fatta di affetto, interviene sempre la mia mente a farmi guardare le cose dall'alto o comunque dal fuori. Però ora ne sono consapevole, il mio 'mostro nell'ombra' un po' lo conosco. Cerco di rendermi conto quando queste sensazioni arrivano e allora cerco di guardare gli altri con amore... non ho risolto ma ci provo.
Non so se la ma esperienza coincide con la tua, comunque mi ha fatto piacere trovare questo tuo messaggio perché in me ha risuonato proprio familiare.
un abbraccio
Mila
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 1
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Ciao Mila,
grazie mille della tua risposta e della tua sincerità ed onestà.
Sul tema del 'sentirsi superiore' avrei molto da dire anch'io...in maniera inconsapevole ho tirato fuori spesso questo espediente per chiamarmi fuori dalle cose, o paradossalmente anche per giustificare i miei fallimenti! Molte volte mi è sembrato che la vita fosse più adatta a gente 'easy' e che per persone 'profonde e raffinate' come me non fosse facile trovare riscontro...Poi mi sono resa conto che in realtà questo era un modo per evitare di mettermi in gioco, di prendermi la responsabilità delle mie scelte e di saperle amare e sostenere sino in fondo...era un nuovo modo per esercitare la retorica della vittima, comodamente trincerata nella mia zona di comfort. Ecco, ora che ne parlo credo che dietro quella incapacità di andare a fondo delle esperienze e delle scelte possa celarsi forse un difetto di amore verso noi stessi e ciò che mettiamo in opera nella nostra vita...
Un'altra cosa che penso è che quei momenti di angoscia, di strematezza, in cui il nostro essere sembra disintegrarsi nel nulla siano in realtà tanti piccoli doni, momenti di microrisveglio in cui ci è concessa la possibilità di lasciare andare totalmente, di abbandonare tutto ciò che sappiamo di noi stessi, affondando in uno spazio di coscienza più ampio. Forse siamo troppo abituati dal nostro ego e dalle convinzioni comuni a preservare la nostra integrità esistenziale per permetterci di imboccare quella corrente e lasciarci trascinare da essa...ci viene spontaneo bollare quegli stati d'animo come negativi, praticamente in automatico, ed immediatamente 'scatta' la risposta del nostro ego che ci spinge a rifiutare e contrastare quell' esperienza opponendole una forza uguale e contraria..io personalmente sto provando ultimamente a mollare la presa, ma non è per niente facile e spesso mi sento di rimbalzare contro un muro di gomma...magari si tratta solo di allenarsi a rispondere diversamente, o magari chissà qual'è il segreto, e quale la ricompensa per chi lo scopre. Nel frattempo resto in attesa, insieme stordita ed ammaliata da questo nuovo mistero...
un caro abbraccio

Benedetta
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 2
Risposta accettata Pending Moderation
Aggiungo anche un'altra domanda, se c'è qualcuno che sa rispondermi....quando la mia coscienza collassa, le accade qualcosa di affine a quello che accade alla materia quando è attratta all'interno di un buco nero? e se sì, qual'è la forza che la chiama a sè e dove andrebbe a finire se riuscissi a non opporre resistenza?
Aiutooo sto deragliando!!! :D
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  1. Niccolò Angeli
  2. circa 2 anni fa
  3. #204
Cosa intendi quando dici "quando la mia coscienza collassa" ?
  1. Niccolò Angeli
  2. circa 2 anni fa
  3. #205
è quando dici... ...è come se un senso di vuoto e di strematezza cercasse di 'mangiarmi' ?
ciao Niccolò! sono due modi diversi di esprimere la stessa esperienza...è una sensazione di nonsense, di svuotamento che letteralmente 'mi prende' creandomi uno stato di profondo disallineamento con la mia identità e con il presente. Fisicamente sento proprio una specie di contrazione in tutta la zona dal secondo al quinto chakra, per quello mi sembra che la mia anima 'collassi' così come la materia collassa all' interno di un buco nero. Ogni cosa diventa aliena e surreale. In passato definivo questa come 'angoscia' e la combattevo con tutte le mie forze; ora vedo invece in questo stato delle nuove possibilità ma non riesco ad abbandonarmici completamente, molto spesso anche per motivi contingenti (la presenza di persone intorno a me, l'impossibilità di isolarsi in ascolto), ma senz'altro dipende anche da qualche resistenza. Questa sensazione arriva appunto in situazioni come quelle descritte sopra (perlopiù situazioni di intrattenimento sociale o ludiche) o anche da sola, quasi sempre poco prima del tramonto...
  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 3
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Sì, è una sensazione che conosco.
Per me, origina dalla resistenza a lasciarmi andare completamente alla parte più pura di me stesso. Non è detto che origini per tutti dalla stessa cosa, ma quel senso di collasso e di perdita di senso viene sempre da uno spostamento del nostro punto di vista, per cui cominciamo a percepire il mondo con occhi che non ci appartengono veramente, di qui il senso di alienazione.

Il confine tra "amore e follia" come lo chiamo, o tra senso totale e nessun senso, o tra beatitudine e depressione, è più sottile di quanto pensiamo. Negli anni sempre di più ho avuto l'esperienza di camminare su un filo sottile, come sulla cresta di una montagna, dove da una parte c'è l'abisso della follia e della perdita del senso, e dall'altro c'è la beatitudine, la percezione che tutto è un sogno meraviglioso.
Specialmente con il lavoro che mi è capitato di fare con gli psichedelici, questa dualità si percepisce ancora meglio e con più forza, puoi letteralmente passare dal paradiso all'inferno in pochi secondi.

E' qualcosa che mi affascina molto ultimamente... la possibilità della consapevolezza di vivere stati apparentemente così distanti in brevissimo tempo. Da una parte mi spaventa, perchè ho paura di scivolare nella follia, dall'altra mi rassicura, perchè ho sperimentato come sia possibile passare dalla tristezza alla beatitudine in pochi istanti. In generale però mi aiuta a comprendere meglio che straordinario potere abbiamo a disposizione, che grande flessibilità percettiva se solo smettiamo di dividere il mondo in "giusto e sbagliato", se rinunciamo a cercare di mantenere sempre tutto ben ordinato nella nostra zona di comfort.
Il viaggio dell'evoluzione non è confortevole, è avventuroso... ma questo non significa che debba essere doloroso. Lo è solo finché non accettiamo completamente il nostro ruolo di avventurieri.

Mi piace molto l'analogia che fai con il buco nero. Qualcuno ha teorizzato che dall'altra parte di un buco nero, ci sia un un "buco bianco", ovvero una galassia che si trova in un universo parallelo. Immagina la galassia come il centro di un toroide dove l'energia viene risucchiata dal buco nero e poi esplosa fuori dalla galassia, è un sistema perfettamente armonico e in continuo dinamismo.

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Magari questa rappresentazione può aiutarti a onorare un po' di più quel momento di "collasso": è un momento doloroso se vi opponi resistenza e cerchi di cambiarlo, ma è un flusso potente che porta alla nuova espressione di un buco bianco se ti lasci andare ad esso e lo attraversi.
Lasciarsi andare non significa però commiserarsi, o decidere di toccare il fondo per poi restarci per sempre. Per me significa piuttosto, quando percepiamo quel collasso e quella potente resistenza, scegliere di...

- riconoscere dove ci troviamo vibrazionalmente
- riconoscere che quel momento è una nostra creazione e non dipende dalle circostanze
- perdonare sé stessi per la resistenza che proviamo, perdonare coloro a cui ancora diamo la responsabilità della nostra resistenza
- stare di fronte alle nostre paure, comunicare con esse e lasciarle andare effettuando il "lavoro ombra"
- focalizzarsi sui benefici che l'attrazione del buco nero ci porta se smettiamo di resistere (ci porta verso il buco bianco)
- percepire cosa significa il buco bianco per noi e focalizzarsi sulla sua vibrazione sempre di più

Baci,
N.
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 4
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Grazie mille delle tue parole Niccolò : )
Anche a me capita di vivere, ultimamente, sulle montagne russe, alternando attimi di intensa gioia e gratitudine con momenti in cui vorrei lasciare andare tutto fino al punto di morire. Però non è un desiderio di morte come 'autopunizione' ma piuttosto come la percezione che, in un certo senso, tutto conta ma nulla conta. Che non ha senso accanirsi nella vita, o per la vita, o vivere con la paura di perderla. In fondo il momento in cui lascerò questo corpo sarà semplicemente un'altra esperienza all'interno di questa avventura...magari la più bella delle esperienze!

Ti ringrazio di avermi ricordato che siamo degli avventurieri, questo è un monito che l'universo mi sta facendo arrivare da varie voci, e che mi aiuta ad allontanarmi da un ideale edulcorato della ricerca spirituale, dall'idea che il mio obiettivo sia di vivere sopra una nuvoletta sospesa nel cielo, dove nulla può turbare la mia serenità ed oscurare il sorriso sul mio volto...

In questi giorni al mare ci sono delle giornate piuttosto ventose e spesso mi diverto a giocare con le onde, e mi viene da chiedermi perché il corpo è così abile a lasciarsi andare, a fidarsi del sostegno di questa immensa massa d'acqua che lo trasporta fino a riva, mentre l'anima non ha la stessa naturalezza e spontaneità a lasciarsi andare alle correnti dell'universo. Anche se sono ormai adulta, in certe cose mi sento come una bambina...volentieri scivolerei in quel buco nero, farei quattro chiacchiere con i mostri che lo abitano, per poi sbucare allegramente dall'altra parte. Ma una sorta di timore reverenziale, di misteriosa forza magnetica mi tiene ancora lì, presso la soglia, ad osservare...in attesa di tuffarmi!

Un abbraccio e a presto :)
Benedetta
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 5
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mi viene da chiedermi perché il corpo è così abile a lasciarsi andare, a fidarsi del sostegno di questa immensa massa d'acqua che lo trasporta fino a riva, mentre l'anima non ha la stessa naturalezza e spontaneità a lasciarsi andare alle correnti dell'universo


Ne parlavo giusto ieri con una terapeuta che mi ha letto un paio di vite (sì... ha volte mi faccio leggere anche io!).
Mi ha consigliato di ricordarmi che viviamo in un mondo piuttosto "duro", non è così scontato sapersi lasciare andare, saper avere fiducia in ciò che i nostri sensi ancora non percepiscono a pieno.
Viviamo in un mondo dove a scuola ancora non ti insegnano i principi spirituali, dove invece ti insegnano a cercare denaro e successo nella corsa competitiva verso mete sempre effimere... è normale quindi che la depressione sia un male diffuso e che l'anima perda fiducia, perché viviamo in un mondo che spesso ancora quando cominciamo ad aprirci al Vero, ci chiama pazzi, ingenui, falliti.

Percorrere la strada del Vero in questo mondo richiede grandi capacità e grande resilienza.
Bashar racconta che altre civiltà, che si lamentano del proprio mondo, vivono in realtà in mondi molto più soffici del nostro, e lui porta sempre il nostro esempio chiamandoci "i maestri del limite": una civiltà che è riuscita a creare per sé stessa una foresta così fitta di ostacoli evolutivi nel corso della storia, e che pure è arrivata a quella soglia dove siamo ora. Siamo di ispirazione per molti mondi! Su questo non ho alcun dubbio :)

Talvolta, per chi soffre di questa sorta di severità spirituale che ancora percepisco in me e in te, sarebbe bene ricordare a noi stessi che stiamo facendo tantissimo, che ogni millimetro di gioia guadagnata in questo pazzo mondo è un grande traguardo... e che siamo veramente maestri del limite.

Abbraccio
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sì hai ragione Niccolò, stiamo facendo tantissimo, stiamo compiendo il miracolo, anche se a volte siamo ancora increduli...
I nostri passi, come specie umana, sono al contempo incerti eppur così pieni di coraggio e passione...mi vengono in mente le tartarughe appena nate, nella loro incredibile odissea che dalla spiaggia le porta nel cuore degli oceani...così piccole eppure così immense nella loro resilienza...quale viaggio più intenso e meraviglioso di questo?
un abbraccio a tutti i viaggiatori!
Benedetta
  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 6
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Ciao a tutti,
intervengo soprattutto per ringraziarvi dal e con il cuore perché leggervi mi aiuta tantissimo.
Il viaggio verso se stessi è, per me, misterioso e, a tratti, non piacevole, ma sento che è l'unico modo per vivere.
Nel mio piccolo, ciò che mi spinge a non fermarmi è l'amore che sento crescere in me, l'apertura di cuore e l'accettazione di ciò che la vita mi mette innanzi. Non mi viene semplice lasciarmi andare e fidarmi, ma in questo 2017, sto cercando di lasciare andare tante persone, cose e situazioni e, finalmente, mi sento felice.
Posso sorridere e guardare al mondo senza sentirmene lontana o a disagio, ma con la capacità di emozionarmi perchè mi sto accorgendo che la bellezza è veramente ovunque (e ve lo dice una persona che prima percepiva solo distruzione ed odio, che era ciò che probabilmente custodivo e coltivavo in me).
Riguardo alla follia, non so se può risuonare anche in voi, ma a tratti ho il timore di "essere pazza" perché sento, percepisco, vedo situazioni o cose che non esistono nella materialità o, almeno, non ancora. Vivo in bilico tra la materialità, ciò che è denso, è concreto e questa sorta di percezione continua che dietro a ciò che vedo esiste una profondità e una potenzialità che permette alla densità di divenire.
Non so se ciò che dico sia comprensibile.
Grazie.
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 7
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Vivo in bilico tra la materialità, ciò che è denso, è concreto e questa sorta di percezione continua che dietro a ciò che vedo esiste una profondità e una potenzialità che permette alla densità di divenire.

Ti capisco. Sta vivendo sulla soglia, saresti o sei di sicuro un'ottima sognatrice. Non è follia... è più luce :D
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  1. paola.fraumeni
  2. circa 2 anni fa
  3. #214
Wow grazie per avermi rassicurata, credimi, a volte, mi perdo. Si sogno molto e, da piccola, mi sembrava bellissimo. Oggi mi confondo molto, ma sto prendendo fiducia in me stessa :D
  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 8
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Ciao Paola, grazie del tuo contributo sincero e profondo a questa discussione <3
A me sembra che l'esperienza della follia, la percezione di trovarsi talora sull'orlo di un baratro, sia qualcosa che facilmente sperimentano tutti coloro che scelgono di vivere un'esistenza autentica, in un modo o nell'altro. Perché vivere con autenticità significa avere il coraggio di espandersi oltre i confini di ciò che è considerato la norma, provando a sondare quelle zone inesplorate dove non è più possibile poggiarsi sul riscontro esterno, sul buonsenso, per dare un significato a ciò che accade, ed è necessario invece attribuirsi la responsabilità dei propri pensieri e valutazioni. Significa prendersi il lusso di rischiare, di perdersi anche, pur di nutrire quel desiderio di conoscenza che ci accende così intensamente. A volte questo può farci sentire profondamente soli, disorientati, dis-integrati, ed in quei momenti può capitare di guardarci con gli occhi di un osservatore esterno, o di una versione precedente del nostro Sé, e di percepire un senso di alienazione, di attrito col resto del mondo... William Blake diceva: 'La strada degli eccessi porta al palazzo della saggezza' e per me questa cosa ha perfettamente senso: poiché ogni individuo è una creazione unica ed irripetibile, a ciascuno spetta di prendere da sé le misure per trovare la propria strada, le proprie verità. Per fare questo è necessario, come pionieri, ex-cedere, cioè uscire fuori dai limiti del noto ed immergersi nell'immediatezza della vita, per catturare infine i nostri tesori.
In fondo il concetto di follia è solo un giudizio, una categoria creata dall'uomo, un muro a cui possiamo scegliere che consistenza dare...come sarà il nostro muro? di gomma, di mattoni, o forse di impalpabile aria? Ognuno ha la sua, rispettabilissima, risposta. Per me l'unica follia avviene quando l'uomo danneggia intenzionalmente se stesso e ciò che lo circonda, quando smette irrimediabilmente di amare. Il resto è tutto lecito, ognuno ha le sue ragioni e conosce la sua strada.
Ti abbraccio forte

Benedetta
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  1. paola.fraumeni
  2. circa 2 anni fa
  3. #215
Grazie per le tue parole Benedetta. Condivido ciò che scrivi, forse ciò che trovo persistente è la paura, anche mentre sorrido. Mi trovo a vivere, lasciarmi andare, cerco di non resistere, respiro, canto, medito, ballo, cerco di vivere, ma provo paura. Cerco di percorrere la strada degli eccessi, intercettando i miei limiti, tastandoli, guardandomi dentro per verificare se mi sento di attraversali, ma in tutto ciò c'è sempre lì la paura.
Ormai è una mia amica, che temo, ma da cui non rifuggo. Magari il sentirmi estranea a ciò che prima consideravo la "realtà" mi fa paura e si attivano le barriere. Da quando osservo me stessa e cerco di sentire la vita, il ritmo è aumentato e le percezioni, intuizioni sono frequenti e così la confusione.
Grazie Niccolò per aver creato tutto ciò e a tutti voi per esserci e partecipare.
Un abbraccio grande, di cuore.
anch'io sai Paola ho paura, e in tanti modi diversi per giunta! però da quando ho imparato ad osservare questa paura, ho iniziato a percepire come essa sia impregnata di una fervente, elettrica vitalità. ogni volta che abbattiamo un muro, e passiamo di livello, un altro muro più maestoso ci si para davanti. ma in fondo mi piace un sacco che sia così, questa vita, ed è bellissimo sentire che tutti noi assieme costituiamo una rete luminosa, che accoglie e supporta!
Alla prossima, con affetto
Benedetta
  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 9
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