25 Luglio 2022
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Salve a tutti. È da un po che volevo scrivere questo post ma non so se questo è il luogo adatto. In ogni caso se lo sto facendo vuol dire che una parte di me pensa di sì. É da un po di tempo che mi assilla una cosa. In un periodo di crisi ( che poi chissà se ci sono i periodi di non crisi, forse esistono quelli di maggior o minore crisi) ho scritto un brano che mi ha riportato inconsapevolmente (e non credo sia un caso) alla mia connessione con la sorgente che avevo da piccolo. A parte che i periodi di crisi forse sono i più "fruttiferi", anche se ci sembrano i più duri e dovremmo accoglierli a braccia aperte o senza opporre resistenza, come direbbe Nicolò, mi chiedevo come tornare a contattare quella connessione più in profondità. La mia riflessione è ovviamente avvenuta a seguito del video connessione con la sorgente.. Mi sono bastati i primi secondi o addirittura leggere solo il titolo per richiamare alla mente questo ricordo. Più che ricordo, è questa parte di me che urla per ritrovarsi. Ed il brano ne è l'espressione.
come tornare a contattare quella connessione più in profondità

Ciao Davide,
penso che questa sia la domanda che tutto ci poniamo, e ogni persona ha una risposta diversa.
Io dalla mia posso dirti che ri-connettermi è un lavoro quotidiano e che non finisce mai.
Parte dall'idea di dedicare uno spazio-tempo della propria giornata allo Spirito, facendo qualsiasi cosa porti l'intuizione, ma che sia dedicata allo Spirito e niente altro.
Poi quello spazio va gradualmente allargato e ingrandito, perchè racchiuda porzioni sempre più vaste di spazio-tempo durante la giornata.

Nei periodi veramente difficili, mi sono "accontentato" di dedicare un solo minuto al giorno a quella connessione, magari prima di chiudere gli occhi la sera.
Nei momenti buoni, gli ho dedicato anche alcune ore.

Sicuramente fare questo da soli, immersi nel mondo carico di distrazioni e magari sottoposti all nostra mente controllante... può essere molto impegnativo.

Ma tornando alla tua domanda, la risposta secondo me non c'è. Ce ne sono infinite e il modo corretto è lasciare che la propria risposta emerga spontaneamente.
Quasi sempre non è una risposta che si trova pensando alla domanda, è qualcosa che emerge quando si lascia andare il bisogno di avere una risposta.
E' quel momento magico quanod la mente si rilassa e come per magia sorge una sensazione di connessione semplice, autentica.

Le cose sono in realtà sempre molto più semplici di come la nostra mente immagina, e questo forse è uno ostacolo per tanti di noi. Sotto sotto ci piace la complessità delle nostre menti, e le cose troppo semplici ci appaiono non soddisfacenti.

E' proprio vero che ci cerca trova, ma chi smette di cercare potrebbe trovare sè stesso/a.

Abbraccio
Finchè continuiamo a porre l'ostacolo fuori di noi è molto difficile superarlo.
O meglio, lo si può anche superare temporaneamente, ma si formerà di nuovo in un altro modo finchè continuiamo a dare potere alle circostanze esterne.
Può essere molto doloroso tornare continuamente a ricordarsi che l'ostacolo è sempre una creazione interiore, e che non ci sono cose "oggettive" là fuori, ma solo proiezioni di noi stessi.
Ma per quanto doloroso è un passaggio inevitabile per uscire dal circolo vizioso del vittimismo.
Non ti scoraggiare, può volerci una vita intera o anche molte vite a liberarsi completamente dell'abito della vittima. Io il mio ce l'ho ancora e ogni tanto me lo metto senza rendermene conto.
Il lavoro di pulizia si fa a piccoli passi quotidiani, senza cercare di mettere troppe cose nel piatto, apprezzando le cose piccole, migliorando il proprio stato vibrazionale una briciola alla volta.
In questo senso parlo della semplicità come via maestra.
Piccoli miglioramenti, semplici, non troppo faticosi, ma costanti.

Abbraccio
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