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Discutiamo insieme su tutto ciò che è "nuova" saggezza.
  1. Salute
  2. 3 Dicembre 2019
Ciao Niccolò, ti scrivo per un problema di mia figlia di 19 anni ma che a questo punto non so se sia mio. Negli ultimi mesi mi sto interessando alla pratica di hoponopono, e sto capendo che tutto ciò che vedo fuori sono delle mie memorie. Ora mi trovo con una figlia la quale dopo svariate visite abbiamo capito che soffre di attacchi di panico. In queste settimane si sono fatte così acuti da dover ricorrere a qualche farmaco. In concomitanza è seguita da una brava psicoterapeuta improntata sul qui e ora. È appena all inizio ma io non nascondo che questa cosa mi rende perplessa. Mi chiedo cosa centro io con quel problema. Ogni volta ripulisco tutto ciò che vedo in lei. Mi domando effettivamente se è mio quel problema. Le sto vicino più di quello che ho potuto nella infanzia. Ho l impressione di parlare a me stessa quando parlo con lei. Ho l impressione che sia io invece di mia figlia quando la guardo. Non so come guardare questo fatto. Mi parla delle sue paure che poi vedo le mie. Sono sfinita, non so se sto impazzendo a vedere lei come fossi io. Oppure se il problema è solo suo indipendentemente da me. Vorrei capire e avere un tuo punto di vista. Grazie. ❤️
Risposta accettata Pending Moderation
Ciao,
non credo di poterti dare una risposta definita, però è abbastanza tipico, con persone che animicamente ci sono molto vicine, vivere ciò che stai vivendo. A me capita spesso con la mia compagna.
Accade che uno dei due fa da antenna, si offre fisicamente per manifestare qualcosa che però magari appartiene ad entrambi. In questo modo una persona può occuparsi di prendersi cura mentre l'altra di ricevere tale cura... poi magari in futuro i ruoli si scambieranno. Tutto ciò aiuta moltissimo come ben capisci la riattivazione di antichi legami dell'anima e a un livello più terra terra l'evoluzione della relazione interpersonale.

Che questo "problema" di tua figlia appartenga anche a te a qualche livello puoi scoprirlo solo tu, tramite una sincera osservazione. Non è necessario sfinirsi nel tentativo di capire, e questo sforzo mentale che molto spesso crea la sofferenza perchè la mente non ha gli strumenti per comprendere tutto ciò.
Quando percepisco in me questa tensione mentale ch emi porta verso lo sfinimento, io cerco sempre di aprirmi ad uno spazio di compassione semplice. Mi occupo di quello che c'è in quel momento, aprendo il cuore il più possibile, senza farmi troppe domande.
Ricordati che "pulire" non dovrebbe mai essere un lavoro, ma sempre qualcosa che ci dona ricchezza nel cuore e che ci lascia più espansi di prima.
A un livello più ampio tutti siamo interconnessi con tutti... quando qualcuno viene da me a raccontarmi di un suo dolore non di rado sento quello stesso dolore dentro di me, lo sento palpitare; non perchè io abbia necessariamente quella stessa cosa da elaborare nella mia vita, ma perchè comincio a risuonare dalla persona diventano lei per qualche omento, così da poter offrire meglio un consiglio o una carezza.

Abbraccio
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  1. una settimana fa
  2. Salute
  3. # 1
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