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Discutiamo insieme su tutto ciò che è "nuova" saggezza.
  1. Maddalena
  2. Coscienza
  3. 28 Novembre 2019
Caro Niccolò, scrivo spesso qui e mi aiuti sempre, ma questa volta vengo per un problema molto più angoscioso.
Io ero già "tormentata" da ragazza, ho fatto analisi e risolto poco. Poi crescendo ho fatto scelte facili, di sicurezza, però mi è sembrato mettendo su famiglia di essere felice. Di sicuro i miei tre bambini sono la cosa migliore del mondo (o così credevo). Ma da qualche anno ho ricorrente la sensazione di vivere una vita non mia. Allora ho fatto terapie varie, cerco di rinnovarmi, di lavorare sul self-love, integrare le ombre, si dice che è dentro che bisogna innanzitutto cambiare. Ma anche nei momenti di espansione e connessione con tutto, la sensazione che questa vita sia finita rimane sempre e presto riemerge con violenza in qualche crisi in cui non riconosco più nulla, non credo più a niente, non sento più di poterne uscire.
E' come se ogni cosa che provo e ogni momento di espansione o di intuizioni poi si richiudesse: sembra sempre che finalmente ho "capito" col cuore qualcosa in più e somiglio sempre più a me stessa, magari scopro che ho bisogni che mi stavo negando, e così mi apro... ma presto ogni porta sembra chiudersi e quella sensazione che siano tutti aggiustamenti parziali ma il vero cambiamento debba ancora arrivare, permane. E' angosciante, perché è come se 'sapessi' che perderò i bambini. E non voglio, mi dispera. E' come se sapessi che la mia vita è altrove, però senza sapere in verità cosa dovrei fare o quale vita mi aspetti, e io sto resistendo con tutte le mie forze. Non posso permetterlo. Cosa posso fare? Posso decidere che i figli non li mollo? Posso rifiutare questa sensazione angosciante? Posso sapere che sono io, che scelgo? O sarò condannata a vivere infelice, estraniata? Grazie, a presto.
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Cara Maddalena,
so che talvolta abbiamo un disperato bisogno di ricevere risposte, ma purtroppo o per fortuna nessuno può darcele tranne noi stessi.
O meglio, possiamo ricevere risposte ma moto raramente esse saranno soddisfacenti, perchè ogni guarigione avviene veramente non attraverso la soluzione magica a cui possiamo approdare, ma attraverso il percorso che passo dopo passo si fa per arrivare a quella soluzione.

Il discorso sulla sofferenza e sull'alienazione di ciascuno è ricco e complesso, tante persone vivono quello che tu vivi, e non c'è un cammino uguale per tutti che permette di attraversare più fluidamente quella valle oscura.
Ci sono così tante persone che passano buona parte della vita a costruire qualcosa che poi non si rivela appartenergli, io sono stato tra queste. Raggiungi un punto in cui la tua vita semplicemente non sembra più appartenerti, le cose perdono di senso e ogni gesto diventa lento, faticoso. C'è solo un disperato bisogno di sollievo, si desidera con ogni fibra svegliarsi da quello che somiglia sempre più a brutto sogno, ripetitivo e pesante.

L'ego è incredibilmente attivo in questi momenti, si impadronisce della mente e delle emozioni e fa di tutto per rendere il viaggio ancora più scomodo. Agisce così spinto da una paura totale del cambiamento, vuole a tutti i costi creare un nido sicuro dove nessuno venga più a disturbarci, ma così facendo crea invece una prigione dove l'anima piano piano si addormenta.

Se ci pensi l'intensa sofferenza che proviamo in questui momenti è una delle cose che tiene svegli, che ancora ci stimola a cercare risposte. In certi momenti usiamo la sofferenza come ultima spiaggia per non addormentarci del tutto, che sia dolore fisico o emozionale non fa molta differenza, anche perchè come sai le due cose sono intrinsecamente legate.

Se qualcuno ce lo avesse insegnato da piccoli, probabilmente preferiremmo usare la bellezza e l'ispirazione delle cose genuini per mantenerci svegli alla verità di noi stessi, invece molto spesso continuiamo a scegliere la via oscura... è quella che ci viene più comodo percorrere perchè lo abbiamo appreso dai nostri genitori, dai nostri insegnanti e dal mondo che ci circonda in generale.

Si fa un lungo lavoro su di sè, si pensa di aver capito ed essersi "evoluti", e poi quando si cade di nuovo rimaniamo grandmenete delusi. Ecco che si comincia a perdere la fiducia nella possibilità di essere felici, o la connessione con il nostro Divino. Si comincia a sentirsi soli e qualsiasi soluzione appare qualcosa di temporaneo che non ci darà ciò che cerchiamo, qualsiasi processo, catarsi o percorso è ora oscurato dall'ombra di quel pensiero... "tanto non serve, tanto funziona".

Perchè ti dico questo? Perchè l'ho vissuto, causandomi di soffrire molto più del necessario. Come te e come tanti altri ho scelto la via del dolore, stimolato da ferite antiche di cui non avevo memoria cosciente.

Io non posso certo darti soluzioni magiche. Posso solo dirti quella di perdersi e soffrire è una scelta, e finchè uno non accetta di stare continuando a fare quella scelta è difficile che cominci a scegliere qualcosa di diverso.

La fiducia si perde anche perchè si crede che ci sia qualcuno o qualcosa là fuori che abbia il dovere di renderci felici, ma quel qualcosa è fuori di noi solo perchè noi ce lo mettiamo, perchè ci è comodo immaginarlo così; in realtà noi siamo quel qualcosa, ne siamo parte così come una cellula è parte di un corpo.

Posso darti un solo prezioso consiglio. Prendi la tua vita a piccole dosi.
La ragione per cui ho personalmente sofferto molto più del necessario è che per un certo periodo cercavo la soluzione definitiva a tutti i miei mali, la magica sincronicità che mi avrebbe finalmente trasportato in un mondo parallelo.
Oppure cercavo con la mente di capire dove fosse il nodo da sciogliere, quello che teneva insieme tutto il dolore della mia vita.

Ma così facendo, mi sono perso e ritrovato più volte, correndo dietro a un miraggio di guaigione che se pure avveniva, poi ben presto veniva riassorbito dalle vecchie energie di cui ogni giorno mi circondavo.

Allora, prendi la tua vita a piccole dosi. Talvolta piccolissime. Ci sono molte cose che si possono apprezzare di una vita, anche se non è quella che volevamo vivere. Ci sono piccoli attimi, piccole isole di gioia. Vivile pienamente, appezzale, abbracciale.

Si comincia dando energia e attenzione a queste isole di gioia e lasciando che il resto sfumi gradualmente sullo sfondo, semplicemente cessando di dare a quel "resto" troppa attenzione. A piccole dosi, ogni giorno la priorità è notare le isole di gioia e dare loro attenzione, notare le isole di tristezza e lasciarle andare.
Se fai questo con costanza per 30 giorni comincerai a notare dei cambiamenti più evidenti nel tuo stato di coscienza, perchè starai cominciando naturalmente a dare energia al positivo senza doverti sforzare di farlo.

E' molto utile fare tutto ciò insieme ad altri, o con qualcuno che possa seguirti, perchè l'ego resiste e arriva quasi sempre quel giorno in cui si sarà soffocati nuovamente dalla negatività. Il lavoro si fa a piccole dosi e con incrollabile costanza, senza aspettarsi grandi catarsi... senza aspettarsi nulla in realtà.

Probabilmente già conosci questo modo di operare e magari la tua mente dice "ci ho già provato, non funziona...", ma scegliere di credere a questo pensiero è appunto una scelta.

Io sono arrivato molto in alto nella percezione della gioia, eppure talvolta ancora cado nella tristezza. So percepire il tempo presente e gioire in esso, eppure talvolta la mia vita mi appare priva di senso e non sento più la voce del Divino.
Vedi, non si finisce mai di cadere, ma si può imparare a cadere con eleganza facendone un'esperienza preziosa, che nutre la nostra maestria, oppure ci si può raggomitolare nell'abito della vittima.

Tu, come me, non hai più voglia di fare la vittima, non ti dà nessun sollievo ormai, e quindi sei matura per abbracciare la tua Maestra Interiore più pienamente. Come farlo spetta solo a te di scoprirlo, ma per quel poco che ho vissuto posso dirti che non sei sola in questo viaggio, in questo dolore, in questa gioia e in questa follia che è l'esistenza.
Da qualche parte, in qualche dimensione più ampia dello Spirito, in questo momento stiamo tutti ridendo insieme, e al contempo piangiamo lacrime di calda compassione per i nostri piccoli io ancora confusi su questa terra, che crescono crescono con dolorosa costanza.

Abbraccio
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 1
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Ciao Maddalena,
Non so se può servire ma io non credo che una scelta ad essere più se stessi debba per forza portare a lasciare proprio tutto quello che si è costruito, come può una scelta verso te stessa essere così crudele da chiederti di lasciare ciò che più ami? sarebbe un paradosso involutivo.
Prova a vedere se non è qualche giochetto del tuo ego che ti fa arrivare a queste conclusioni, perché non vuole mollare terreno !
Per esempio il mio ego è molto abile ad alimentare sensi colpa, creando letteralmente l’effetto “paralisi”. Io personalmente credo di averlo sperimentato e lo sperimento ancora e noto che un modo efficace per zittirlo sia l’arrendersi ... mollare un po’ il controllo e affidarsi al Tutto con sincera fiducia, con la consapevolezza che è un po’ come giocare a mosca cieca. Si va a tentoni ....
Da mamma,poi, mi permetto di dirti anche che i figli non li perderai mai... anche io mi sono trovata con una paura probabilmente simile alla tua ... ma mi sono mossa con coerenza e sincronia con il mio profondo, seppur doloroso, sentire e alla fine è accaduto il miracolo ... ho dato un pezzetto di libertà anche a loro, i figli non li ho persi e credo di aver dato loro un’opportunità...il tempo me lo dirà. Ti auguro di cuore di farcela!
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  1. Niccolò Angeli
  2. circa 1 mese fa
  3. #771
grazie carissima
  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 2
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Ringrazio profondamente entrambi. A Niccolò vorrei dire: bellissima questa definizione di 'isole di gioia', solo che mi fa paura perché in passato ho provato e l'ego se ne serviva per fermare il cambiamento. Traduceva questa modalità in: 'Okay, allora va tutto bene così, che sollievo, non devo operare alcuna modifica'. Poi, dopo un po', la mia parte di me che chiamo 'bad' (nel senso di cattiva rispetto all'immagine regolare che ho costruito di me, ma è un cattiva salvifico, è la ribellione al finto, è diavolo e dio, passione, sete, bisogni che avevo negato, creatività, e la mia vera natura) si rivale facendomi percepire grande insoddisfazione o anche rabbia. E' vero che ciò che non coltivi in teoria muore, ma io ho sempre esperito che ciò cui non davo attenzione implodeva, scoppiava dentro. La strada che un po' trovo rispondermi meglio è sempre quella dell'integrazione: prendo consapevolezza del dolore, rabbia, etc, amo, ringrazio, e solo poi mi volgo al positivo. Sto anche cercando di smettere un controllo sulle cose e su di me che scopro via via molto più sottile e intanto massivo di quanto sospettassi al di là di certe chiare evidenze. Eppure, nonostante tutto, ho sempre quella sensazione che io dovevo fare un'altra vita. Laura, le tue parole di mamma sono preziose, e anche io mi dico: come potrebbe mai, l'anima, volere qualcosa che comporti la perdita dei figli? E se non amassi davvero i miei figli? Se fosse solo attaccamento? Oppure se via via l'anima mi portasse a fare scelte di vita che non sono conciliabili col portare i figli con me? Spero che siano tutte paure egoiche, ma cacchio sembrano davvero fondate perché le avverto quasi come premunizioni, non come pensieri, e rimangono anche quando sono espansa, felice, presente (ovvio che quando sono in crisi e sfiducia, tutto si appanna, ma perché avere questo orribile sentore quando sono presente?). Vivere a piccole dosi. Isole di gioia, un passo alla volta, fidarmi. Punto tutto su questo. Forse non so fidarmi ancora abbastanza di me, dell'amore che ho per i figli. Forse fa parte della rivoluzione imparare questa fiducia e un amore che non è più così totalizzante come un tempo, quando quasi sembrava bastare al vivere. Il grande coraggio cui voglio allenarmi è saper perdere di vista. Fiduciosi che quello che è vero rimane. Grazie a entrambi, un abbraccio forte.
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 3
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bellissima questa definizione di 'isole di gioia', solo che mi fa paura perché in passato ho provato e l'ego se ne serviva per fermare il cambiamento

Tieni presente che l'Ego usa e userà qualsiasi cosa, che sia positiva o negativa, per rallentare il cambiamento. L'Ego non è un'entità a sé stante, ma una struttura, e usa la nostra energia/intelligenza/talento per operare. Quindi più noi diventiamo raffinati, più lui si raffina... più le tentazioni si adattano a chi siamo in quel momento.
Non percepire questo come qualcosa di male, può essere usato positivamente proprio così come il personaggio nel videogioco ha bisogno che i mostri diventino sempre più difficili da oltrepassare, altrimenti non c'è più crescita e divertimento e il gioco si fa noioso.

Una chiave importante è... l'aspettativa. Se fai qualsiasi cosa con l'aspettativa di ottenere qualcos'altro. Ad esempio usi la mia immagine delle "isole di gioia" con l'aspettativa che ciò ti farà stare meglio, è più facile che l'ego se ne impossessi, perchè l'ego vive nella mente, nella percezione di passato, futuro... nelle proiezioni illusiorie fuori dal tempo presente.

Se invece impari ad attuare qualsiasi pratica in tempo presente, solo perchè in quel momento ti dà gioia e non con l'aspettativa di ottenere qualcosa in futuro, ecco che l'ego potrà intralciarti pochissimo, perchè non ha potere nel presente.
Paradossalmente, questo non aspettarsi nulla produrrà molti doni inaspettati nel futuro, ma solo nella misura in cui continui a viverli nel presente, senza aggrapparti ad essi.
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 4
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Ma non diventa una fuga? Un non voler vedere i problemi?
ps: amo questo forum e mi sono accorta solo adesso che non avevo mai messo 'mi piace' alla pagina FB (ho rimediato subito ;) ), ma non c'è un gruppo FB legato alla pagina, dove magari è più facile sentire la community? Io ho cercato su FB gruppi di crescita personale ma sono troppo accademici e sembra che a nessuno interessi parlare di cadute, quindi quando cadi e più avresti bisogno di sostegno e di non sentirti sbagliato, di confronto e suggerimenti... resti solo. Dai, Niccolò, fai un gruppo, sarebbe fichissimo e tu hai la meravigliosa umanità di essere luminoso mostrando anche le ombre.
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 5
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Il gruppo non c'è perchè non ho tempo di gestirlo e non amo FB. Uso il forum perchè le persone mi riempiono di domande e il forum è un buon filtro, è più probabile chi cerca veramente risposte che non chi desidera solo sfogarsi.
Ma capisco l'utilità di un gruppo... ci penso :)

Ma non diventa una fuga? Un non voler vedere i problemi?

Tutto può essere una fuga se fatto con poca consapevolezza.
Stare ben ancorati nel tempo presente non vuol dire "fregarsene" di quelli che la mente vede come problemi, significa piuttosto imparare ad osservare in modo silenzioso e percepire l'illusione che permea quei cosiddetti problemi.

A volte è utile inoltrarsi nella propria ombra a fondo, specialmente quando continua a presentarsi nella vita. Ne ho parlato spesso. Un viaggio nell'ombra è necessario quando questa continua a rigenerarsi nonostante tutti i nostri sforzi per focalizzarci positivamente. Ma la grande resistenza può anche essere spezzettata in tante piccole isole quotidiane appunto, e ciascuna di esse è più digeribile.

Questi video possono essere di aiuto per capire meglio:
https://accademiainfinita.it/video/970-due-tipi-di-resistenza
https://www.youtube.com/watch?v=aup0zcL5_pE

N.
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  1. Maddalena
  2. circa 1 mese fa
  3. #773
Grazie, vado a vederli. Ma il timore è che non si tratti più di ombre da sciogliere, ma di destino da lasciar venire...
  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 6
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Non so quanti anni abbiano i tuoi figli ma l’idea che siamo sempre noi genitori a curarci di loro, e a proteggerli sempre e comunque da ogni pericolo e insidia della vita, un po’ distorce il nostro ruolo ... io ho capito che alla fine non sono io responsabile della felicità dei miei figli ... c’è una bellissima immagine di Gibran che parlando dei genitori e figli scrive che i genitori sono come l’arco da cui la freccia viene scoccata ....i figli li puoi indirizzare, con il tuo modo di affrontare la vita , ma quale sarà il
loro bersaglio dovrebbe essere esclusivamente affar loro. Questo a me in parte mi ha deresponsabilizzato, sgravandomi un poco dell’enorme senso di colpa che mi prende quando temo che il mio agire li farà soffrire e dall’altro mi ha motivato enormemente a mantenere una condotta coerente con l’autenticità che ho sempre cercato nella relazione con loro.... per mostrare loro nella pratica che si può essere se stessi, spezzando schemi e dinamiche che non ti rappresentano veramente ...e per il resto come ti ho scritto ho lasciato fare ...
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  1. Maddalena
  2. circa 1 mese fa
  3. #772
Questo lo capisco, anzi ne ho scritto qui https://www.pensierirotondi.com/quando-tua-figlia-sara-grande/
I miei figli hanno 11, 9 e quasi 6 anni. Non ho paura del loro diventare loro. Ho paura e un sentimento fortissimo di me che sono chiamata altrove, la mia anima mi vuole non so dove e io soffro indicibilmente. Sono qui, in questa casa e vita che ho costruito, ma provvisoria, la vera me sboccerà altrove, lontano e io non posso oppormi. Questo è quello che sento forte. Allucinante.
  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 7
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