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Discutiamo insieme su tutto ciò che è "nuova" saggezza.
  1. Maddalena
  2. Coscienza
  3. 15 Novembre 2019
Mi vieni sempre in mente tu, quando ho un dubbio. Hai un'umanità e una capacità che sono solo tue. Allora ecco la mia domanda: siamo cresciuti sentendoci dire "non pretendere, tu vuoi troppo, non si può avere tutto". Un invito alla modestia a tutti i costi. A casa mia essere bravi era quasi una vergogna. Bravi in qualcosa, dico. Come si fa coi soldi, no? Insomma essere "ricco" e usare questa ricchezza, sia essa di denaro, o di talenti (in fondo i talenti e i denari sono la stessa cosa), sembrava qualcosa da moderare a tutti i costi. Ora: nel percorso di ricerca di sé una delle prime cose su cui si lavora è innamorarsi anche riconoscendo i propri talenti, perché questi sono ciò che ci permette poi di esprimerci in accordo con la nostra natura ed è esprimere la nostra verità, portare il nostro valore aggiunto, che conta nel mondo. La nostra unicità. Quindi l'asse si sposta dalla modestia (che in fondo è una scelta di comodo perché così non hai la responsabilità di trovare i tuoi talenti e poi investirci sul serio), all'ambizione, pur senza gonfiarsi. Ma insomma... siamo scintille del divino, no? Se sono brava a fare una cosa non lo nascondo più. E sia. In diverse circostanze ho sentito che la mia ispirazione e il mio talento venivano e mi sostenevano quasi mio malgrado, e creavano connessione coi lettori (scrivo), e questi momenti erano per me chiara prova che questo è (almeno per adesso) il mio mandato. Creare connessioni e liberare emozioni. La forma magari cambierà, mi affido alla vita. Ma ho percepito così forte la spinta e il contatto, diverse volte... che davvero io sento che non sono lontana dalla mia missione. Eppure i "riscontri" non crescono. Non faccio conteggi, coltivo molto l'amore anche per me stessa, magari vivo felice e con grande sentimento di connessione ed espansione e certo non vado a controllare chi e quanti leggono i miei post o mettono un like sui social. Poi capita che un giorno mi leggono in due (per dire). E io resto felice. Il giorno dopo ancora in due. E io resto felice. E via così. Finché dopo un po', vedendo che non solo non raggiungo un po' più di lettori, ma perfino calo rispetto a prima di tutto il mio percorso... mi ritrovo per forza a fronteggiare quello che vedo, e sentirmi delusa. Immagino che avrò ancora delle convinzioni limitanti (ci siamo scambiati commenti sotto il tuo bel video, a riguardo), ma a me tornano proprio perché la realtà mi spiazza, inattesa. E poi: che senso ha sentire una 'missione', se poi non riesci davvero a dare un contributo perché ti leggono in due? Allora devo restare modesta o posso gridare "senti, io so raccontare le emozioni e so dare una grande rincorsa a chi legge. Cullo, provoco, rido e poi faccio pensare! E alla fine vedrai, leggendo, che non sei il solo". E come faccio a restare nel sentimento di missione, quando fuori i risultati sembrano dire no?
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Ciao Maddalena,
quella che poni è una questione che riguarda un po' tutti coloro che si mettono in gioco (me compreso, te lo assicuro).
Tempo fa guardavo un'intervista a Eckhart Tolle, dove raccontava di come all'inizio avesse spesso pochissime persone ai suoi seminari, talvolta una sola.

Capisco benissimo la frustrazione di non vedere un ritorno adeguato al tuo metterti in gioco, ma la domanda che dobbiamo porci sempre è "chi è che si aspetta un ritorno?". Domanda retorica, perché naturalmente è l'ego!

Io credo che lo Spirito desideri solo esprimere la propria missione, non è attaccato ai riconoscimenti semplicemente perché riconosce l'illusione in cui l'ego è invece inconsapevolmente immerso.
Mooji, quando ebbe la "chiamata", lasciò il lavoro e lo potevi trovare per strada a vendere incensi e a parlare con la gente. Queste grandi anime sono state capaci di abbandonarsi allo Spirito in totale fiducia, e ora ricevono anche montagne di abbondanza in tutte le forme, ma prima di arrivare dove sono hanno completamente accettato di non avere nulla.

Non credo che dobbiamo sforzarci di avere questa fede smisurata, ma esempi come questi ci fanno capire che quello che ci spinge a controllare i commenti e i like ricevuti non può che essere l'ego.
Lo Spirito andrebbe sempre avanti, al punti da dimenticarsi ciò che ha seminato dietro di sé, andrebbe avanti senza controllare statistiche o guadagni, spinto da una forza irresistibile.
D'altra parte, noi siamo Spirito ma abbiamo anche un ego... allora la via diventa trovare il giusto equilibrio tra queste due forze.

Personalmente, più mi aspetto un ritorno dalle cose che faccio, più resto deluso. Ho vissuto talmente tante volte questa dinamica che ormai mi viene quasi da ridere, ma in realtà come ben sai non è per niente piacevole.

Non ho trovato una soluzione definitiva: faccio del mio meglio per condividere cose che amo di per sé, e per continuare a seminare senza guardarmi indietro; ma ogni tanto il mio ego si appropria ancora nella scena e mi trascina in vortici di insoddisfazione. Ti racconto tutto ciò perché so bene di apparire una persona di successo dall'esterno; ma vedi, ognuno vive al proprio livello e finché si continua ad avere un ego la frustrazione e lo scoraggiamento sono sempre dietro l'angolo.

Basta guardare le vite di chi sembra avere tutto: denaro, amici, celebrità... tra questi ci sono persone insoddisfatte e persino depresse. Se volessimo parlare di denaro... l'impiegato invidia l'imprenditore che invia il milionario che invia il miliardario e così via.
L'idea che qualsiasi senso di felicità possa venire da fuori di noi è un'illusione così potente che continuiamo ad alimentarla anche quando siamo molto avanti nel cammino spirituale.

E quindi?

E quindi, volendo rispondere alla tua domanda, per restare nel senso della nostra missione possiamo solo, secondo me, alimentare la gioia interiore come meglio possiamo. Talvolta può voler dire staccarsi dal fare, riposarsi, lasciarsi cullare dalle onde della vita senza preoccuparsi troppo di essere operativi. Quasi sempre vuol dire fare qualsiasi cosa senza alcuna aspettativa, solo perché ci dà gioia.

Non è un cammino facile per noi che ci mettiamo in gioco, perché è un cammino di liberazione totale; ma è l'unico che continua ad avere senso per me, e sebbene talvolta ancora ricada nelle trappole dell'ego, alla fine ritorno sempre sulla via, e ogni volta è più luminosa di prima.

Abbraccio
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 1
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:) Ma sai qual è secondo me anche, l'inganno? Tanto se è una missione, è a servizio di chi, se non trova nessuno? (Quindi lì l'ego s'insinua), ma poi tutti predicano di non rincorrere il successo, che quando smetti di volerlo, paradossalmente arriva. Ecco: questo per me è diabolico, perché è come se dicessero a un bimbo "dormi, vai a letto che quando sei a letto arriva Babbo Natale". Lui si fida ciecamente, va a letto diligentemente, è sicuro. Come vedi, non fa conti, non s'affaccia alla finestra. Poi il mattino dopo si alza ed è sicuro di trovare i doni sotto l'albero. E... indovina? Non ci sono. Ma come? Ma io sono stato diligente, ho fatto tutto come mi è stato chiesto... Ora, io non è che mi "dimentico" dei riscontri apposta così poi funzionerà la legge d'attrazione o chi per lei: io quando sono nel flusso buono vado e basta. Ma mi rode che il flusso buono non lo spezzo io ma l'ennesimo flop, o caduta di ritorni. Non ultimo, avrei anche necessità di monetizzare le mie doti e il mio "lavoro". Grazie Niccolò, la tua passione si sente tutta e forse dobbiamo pensare che il migliore ritorno è anche la passione stessa, come dici. (Comunque a noi dai tantissimo, e se un giorno dovessi pubblicare qualcosa di questi argomenti, sappi - non scherzo - che mi sono già annotata chi ha un significato in questo mio percorso, e il tuo nome c'è. Quindi sinceramente grazie!).
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  1. più di un mese fa
  2. Coscienza
  3. # 2
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Ma sai qual è secondo me anche, l'inganno? Tanto se è una missione, è a servizio di chi, se non trova nessuno? (Quindi lì l'ego s'insinua), ma poi tutti predicano di non rincorrere il successo, che quando smetti di volerlo, paradossalmente arriva.

Io credo che la missione sia prima di tutto al servizio di sè stessi. Allo Spirito interessa solo evolversi, molto spesso questo avviene attraverso fallimento e sofferenza, almeno su questo piano di esistenza e finchè uno non ha dominato il proprio ego.
Solo quando si sono guarite le nostre maggiori ferite possiamo riuscire a servire il prossimo in modo pulito ed efficace.
Il fatto di pensare "quando smetti di volere il successo, questo arriva" è ancora un pensiero dell'ego in un certo senso, perchè lo Spirito vive qui e ora, sa vivere con un senso di "successo" qualsiasi cosa accade nel momento presente, non proietta nessuna ricerca in un tempo futuro.

So bene che è un percorso apparentemente complesso, specie quando si sente il bisogno di monetizzare una propria passione; dobbiamo in qualche modo accettare che ci muoviamo attraverso un territorio aspro e capire che prima di tutto siamo qui per imparare, lasciando andare il bisogno di riuscire a tutti i costi, continuando a ritornare al presente ancora e ancora.

Poi ci sono regole pratiche da apprendere, non dimentichiamocelo.
Una di quelle più importanti è che per diventare riconoscibili nella rete o si fa qualcosa di estremamente eclatante, oppure si produce una grande quantità di contenuti di qualità. Io seguo quest'ultima strategia, e richiede molta pazienza. Per tutto ciò che trovi in giro pubblicato da me ci sono centinaia di altre cose non finite, vicoli ciechi e cambi di direzione. Il concetto è sempre quello del seminare: si seminano mille semi sapendo che solo una manciata germoglieranno bene, ma bisogna amare ciascuno di essi mentre lo si porta nel mondo.

Infine, ci sono tutta una serie di saperi "artigianali" che vanno appresi: imparare a ricercare e usare le parole chiave, capire la nicchia e il pubblico a cui ci si rivolge, diventare consistenti nei toni e nelle immagini che si usano (essere riconoscibili), essere originali e unici pur rimanendo genuini, comunicare in maniera efficace rispetto ai propri obiettiv, etc. Le regole del buon marketing vanno studiate e apprese bene, a meno di non avere qualcuno che se ne occupa per noi... non è sano inoltrarsi ingenuamente nella giungla della rete perchè ne verremo facilmente fagocitati.
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  2. Coscienza
  3. # 3
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