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Discutiamo insieme su tutto ciò che è "nuova" saggezza.
  1. Carmine Ferrara
  2. Coscienza
  3. 9 Settembre 2019
Vorrei sottoporvi questa breve riflessione.

Spesso ci piace criticare gli altri perché non riusciamo ad accettare alcune cose di quella persona o ci infastidisce quello che fa e le decisioni che prende. Mi capita spesso e talvolta, se mi fermo a rifletterci su, mi rendo conto che, in verità, è me stesso che non riesco ad accettare. Quando siamo intolleranti all’ambiente che ci circonda, vorremmo che gli altri si comportassero in modo diverso. Vorremmo che le cose andassero in maniera diversa. Ma è solo perché non riusciamo ad accettare completamente che noi e gli altri siamo diverse persone e abbiamo diversi punti di vista.

Quando non siamo soddisfatti dell’ambiente, ci aspettiamo che esso si adegui a noi. Ma è solo perché abbiamo paura di guardarci dentro: accettare se stessi, mettersi in discussione è molto più difficile che puntare il dito contro qualcun altro. La strada più semplice è giudicare chi ci sta intorno, in questo modo il nostro ego è salvo.

Ma questa si rivela una strategia efficace solo nel breve termine: le paure, le fragilità, le nostre difficoltà sono ancora dentro di noi e, finché non le avremo accettate pienamente, esse continueranno a stimolarci per cercare una via di uscita. E noi continueremo a cercare quello che non va fuori di noi, pur sapendo, nel profondo, che è in noi il disagio e la difficoltà.

Il mondo va come deve andare, non serve a niente continuare a lamentarci di esso. L’accettazione del mondo e dei suoi problemi, come pure l’accettazione di se stessi e delle proprie fragilità, è il primo passo da compiere. E’ anche il più difficile. Ma è l’unico che può rivelarsi curativo nel lungo periodo.
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Ciao Carmine,
Concordo e farei un ulteriore passo: anche quando hai compreso con la testa che il giudizio origina dalla mancata accettazione di te o dal riconoscere proprio ciò che critichi come parte di te, c'è ancora un bel lavoro da fare. Da essere giudicante, che ha lottato per anni contro la tendenza a incasellare e disprezzare, espandendola, credo che una strada concreta passi attraverso la pratica spirituale, lasciare andare e soprattutto sentirsi parte del tutto. Quando ci si sente parti di un universo, forse si può fare il click (vedere per esempio il breve cartone The Egg). Mi fa molto bene pensare che siamo proprio tutte anime di Dio, e cercare di vedere le persone oltre la loro forma fisica. Per esempio penso spesso al corpo di dolore espresso da Eckart Tolle, che vibra con gli altri corpi di dolore: mi aiuta a comprendere che l'altro è proprio come me. Non facile lo so, qualche strumento va offerto oltre alla spiegazione.
Abbraccio
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  1. una settimana fa
  2. Coscienza
  3. # 1
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Grazie Carmine e Cinzia!
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  1. Carmine Ferrara
  2. circa 6 giorni fa
  3. #751
Grazie a te per questo spazio in cui ho potuto esprimere qualche idea questa mattina
  1. una settimana fa
  2. Coscienza
  3. # 2
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Ciao Cinzia, grazie per le tue considerazioni. Ho riflettuto su alcune cose negli ultimi giorni, perchè mi sono reso conto che stavo criticando e giudicando una persona solo perchè volevo che questa si comportasse in modo diverso. Ma il modo in cui volevo che si comportasse era soltanto quello più congeniale a me, cioè il modo che mi avrebbe fatto comodo (almeno questa era la mia idea).

In realtà non va bene aspettarsi che gli altri si comportino come noi vorremmo, perchè questo significherebbe forzare le cose. Le altre persone vanno accolte così come sono. Accolte e accettate. Ciò non vuol dire che non dobbiamo però far presente quello che non va. Questo va fatto ma senza aspettative, senza pretese, senza forzature. Perchè il pretendere non risponde al bisogno di aiutare quella persona ma al bisogno di aiutare noi stessi.

Ovviamente non è una cosa semplice da farsi. Come dici tu, è un percorso, talvolta neanche breve. E, in questo percorso, mi sento anche di dire, se vogliamo farlo serenamente, la prima persona da accettare e comprendere siamo proprio noi stessi. Se, ad esempio, comincio a giudicarmi e criticarmi perchè, paradossalmente, critico e giudico gli altri, non sto forse ricadendo nella stessa trappola? Voglio imparare a perdonare anzitutto me stesso.

Il "me stesso" come parte del mondo è una sensazione che sperimento spesso al termine di una sessione di meditazione o, comunque, quando sono molto presente e concentrato sul momento presente. In quegli attimi mi sento parte di tutto ciò che mi circonda e le differenze rispetto alle altre persone ma anche agli animali e alle corse inanimate, si assottiglia. Mi sento come cullato dall' Universo intero. :)
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  1. una settimana fa
  2. Coscienza
  3. # 3
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Ciao Carmine, grazie a te!
Mi sono permessa di entrare in discussione con te perché ho letto nel tuo post precedente del tuo desiderio di dare agli altri, sebbene tu ti senta ancora e come tutti noi, "in corso di formazione". Nella mia piccola esperienza, poiché anch'io da anni sento e metto in pratica il bisogno/desiderio di offrire agli altri sostegno, avendone a mia volta necessità e ricevendo da varie sorgenti, non ultima l'Universo, mi sono resa conto che oltre ai ragionamenti, oltre all'esempio di vita, servono strumenti.
Strumenti che per me sono rappresentati dalle pratiche, dalle meditazioni, dalle letture, dai seminari, dagli incontri.
Nella fattispecie, giudizio e critica, ho trovato in questi anni tantissima resistenza in me e anche negli altri. La visone e il perdono di noi stessi e l'accettazione dell'altro sono concetti complessi da vivere, forse a un certo punto non da capire, ma da mettere in pratica. Se vogliamo aiutare gli altri a fare il salto, posto che ognuno presenta tempi e modi diversi, da rispettare profondamente, dovremmo essere in grado di mettere loro in mano qualcosa che crei uno squarcio nella coscienza. Poco a poco. Senza pretese come dici tu. Vorrei essere in grado di donare, come io ricevo ogni giorno, e ho ricevuto.
Abbraccio
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  1. 6 giorni fa
  2. Coscienza
  3. # 4
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Mi sono permessa di entrare in discussione con te perché ho letto nel tuo post precedente del tuo desiderio di dare agli altri


Ci mancherebbe, sono qui per questo.

A proposito degli strumenti, concordo abbastanza e penso che ciascuno di noi possa offrirne di peculiari. Ad esempio tu puoi essere brava a fare dei video, qualcun altro a fare dei seminari, qualcun altro ancora a parlare di persona. Forse bisognerebbe anche investire sugli strumenti che preferiamo e con cui ci sentiamo più a nostro agio.

Per quanto riguarda la condivisione, alle volte si vuole aiutare gli altri partendo da un punto in cui si rischia, purtroppo, di fare più danni che altro. Mi è capitato recentemente: volevo essere di aiuto ad una persona ma, strada facendo, mi sono reso conto che non era il momento giusto per farlo. Voglio dire: alcune volte tra i nostri "discepoli" ci siamo noi stessi e penso sia meglio dedicare prima lo spazio necessario a noi stessi. Ho attraversato un periodo difficile e quando mi sono avvicinato ad alcune persone, ho riversato su di loro la mia frustrazione. Non so se le ho aiutate... :D

Paradossalmente, penso che proprio la sensibilità particolare di alcuni di noi ci spinge da un lato a desiderare di condividere ed esprimerci, dall'altro a vivere noi stessi situazioni psicologiche di una certa complessità. L'uno è complementare dell'altro, forse. Il tuo desiderio di donare lo capisco. Torno qui a quanto dicevo prima su gli strumenti. A me, ad esempio, piace scrivere. A volte penso a scrittori che hanno pubblicato un solo libro nella loro vita ma si tratta di un libro che poi ha cambiato la vita di tante persone. Magari non era neppure nelle loro intenzioni: loro hanno scritto perchè sentivano il bisogno di esprimersi, di pubblicare, di farsi leggere... ma poi hanno ottenuto molto di più.
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  1. 6 giorni fa
  2. Coscienza
  3. # 5
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Bella l'immagine del libro. Credo anch'io alla complementarietà delle situazioni psicologiche, parlerei anche della sofferenza, che elaborata porta a grandi cambiamenti interiori. Ognuno di noi sentirà quando è pronto per offrirsi agli altri, ci sono tanti modi. Visto che il cammino non si interrompe mai, a un certo punto bisogna partire, con alcune premesse basate sul rispetto. Il coaching in questo mi ha aiutata molto perché mi ha impostata. La ricerca spirituale e il contatto con belle letture e persone generose, mi insegna molto. Poi bisogna lavorare su se stessi, sempre, come un bellissimo gioco. Risvegliarsi trovo sia anche divertente. Per fortuna...
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  1. 6 giorni fa
  2. Coscienza
  3. # 6
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Ciao a voi,
Dalla vostra discussione è nata in me questa riflessione.
" Ho saputo amare solamente quando ho saputo accogliere, ascoltare... l'altro come è, senza giudizio, senza critica, con la sua rabbia, nel suo dolore nelle sue lamentele, nella sua malattia nella sua diversità e nella sua inconsapevolezza.
Grazie
Miriam
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  1. 6 giorni fa
  2. Coscienza
  3. # 7
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Bella l'immagine del libro. Credo anch'io alla complementarietà delle situazioni psicologiche, parlerei anche della sofferenza, che elaborata porta a grandi cambiamenti interiori. Ognuno di noi sentirà quando è pronto per offrirsi agli altri, ci sono tanti modi. Visto che il cammino non si interrompe mai, a un certo punto bisogna partire, con alcune premesse basate sul rispetto. Il coaching in questo mi ha aiutata molto perché mi ha impostata. La ricerca spirituale e il contatto con belle letture e persone generose, mi insegna molto. Poi bisogna lavorare su se stessi, sempre, come un bellissimo gioco. Risvegliarsi trovo sia anche divertente. Per fortuna...


Sul discorso degli strumenti di cui parlavi tu, Cinzia, ho riflettuto ancora e penso che sia come dici tu: per comunicare occorre trovare il modo giusto di farlo, a seconda del risultato che vogliamo raggiungere. Strumenti che “smuovono” qualcosa dentro le persone o li inducano a mettersi in discussione ed agire possono essere più funzionali.
Trovo valida anche la tua considerazione sul fatto che ognuno di noi sentirà quando è pronto per offrirsi agli altri. Probabilmente noi in fondo sappiamo quello che possiamo dare, e fino a che punto, solo che spesso questa vocina interna è oscurata da tanti filtri e condizionamenti.
Cosa intendi quando dici che il coaching ti ha aiutata? Intendi il fare coaching ad altre persone?
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  1. 5 giorni fa
  2. Coscienza
  3. # 8
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Ciao a voi,
Dalla vostra discussione è nata in me questa riflessione.
" Ho saputo amare solamente quando ho saputo accogliere, ascoltare... l'altro come è, senza giudizio, senza critica, con la sua rabbia, nel suo dolore nelle sue lamentele, nella sua malattia nella sua diversità e nella sua inconsapevolezza.
Grazie
Miriam

Ciao, la tua considerazione mi tocca particolarmente, perchè proprio recentemente ho avuto esperienza di come amare sia proprio accettazione e accoglienza, tra le altre cose. Recentemente ho avuto una esperienza in cui mi sono comportato esattamente all'opposto di come dici tu: ero vicino ad una persona ma ogni cosa di lei che non mi piaceva o che urtava la mia sensibilità scatenava in me rabbia, odio, vendetta, fastidio... non mi rendevo conto che quando ami qualcuno o vuoi semplicemente condividere qualcosa con lei, il primo passo è accettarla così come è. Questo non significa, però, tollerare ogni cosa: significa capire l'altra persona, comprenderne gli atteggiamenti e accoglierli così come sono senza arrabbiarsi, senza farsi toccare da essi. Mi sono reso conto che tutte le pretese che avevo nei confronti di questa persona erano dovute al fatto che non accettavo alcune cose di me: ad esempio i suoi comportamenti mi spaventavano ma il problema non era lei ma il fatto che io me ne lasciassi condizionare, ovvero il fatto che io mi facessi effettivamente spaventare. E questo accadeva perchè la paura si sviluppava su una mia debolezza, su una mia fragilità. E allora è su questa fragilità mia personale che devo agire. Sciogliendosi questa, andrà via anche la paura degli atteggiamenti di quella persona. A quel punto, senza la paura e senza farmi condizionare da lei, sarebbe chiaramente tutta un'altra cosa poter condividere qualcosa, perchè quello che condivido non è più frutto di ansia, paura, rabbia o desiderio di vendetta ma è frutto dell'accettazione e comprensione totali dell'altra. Quindi puoi sintonizzarti realmente con lei. Perfino aiutarla.
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  1. 5 giorni fa
  2. Coscienza
  3. # 9
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Ciao Carmine
ho seguito formazioni per essere coach, ho cominciato 8 anni fa. Il coaching, a vari livelli di profondità, mi ha insegnato molte cose, fra cui l'ascolto empatico e il rispetto dell'altro, ma ciò su cui mi ha focalizzata è l'assenza di giudizio, essenziale per erogarlo. Su questo aspetto lavoro da anni, e credo dovrò lavorare sempre, perché il giudizio mi appartiene. Devo essere costantemente presente a me stessa, e aperta all'altro in modo amorevole. Gli strumenti sono un altro degli aspetti che il coaching offre, tuttavia non risultano sufficienti per un sostegno effettivo agli altri se non integrati con una pratica spirituale continua, che si riflette nel metodo che il coach applica.
Abbraccio
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  1. Carmine Ferrara
  2. circa 3 giorni fa
  3. #753
Ok, grazie per le informazioni.
  1. 4 giorni fa
  2. Coscienza
  3. # 10
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