Sono sempre più numerose le aziende che hanno abbracciato strategie proprie della green economy, mostrando maggiore considerazione per la qualità della vita e del lavoro dei propri dipendenti e prestando ascolto alle esigenze di consumatori più esigenti e consapevoli. Una rapida carrellata sui differenti mercati e su alcuni comportamenti virtuosi. Spesso operativamente semplici e facilmente replicabili

di Cristina Penco - Fonte: KarmaNews.it

di Cristina Penco
Incremento del valore della marca e sviluppo di vantaggi competitivi; aumento della produttività e riduzione dei costi; miglioramento delle opportunità finanziarie; minimizzazione dei rischi; attrazione e mantenimento delle risorse umane. Questi, in sintesi, i cinque motivi principali per cui, secondo varie ricerche di mercato, un numero crescente di imprese in tutto il mondo ha scelto di assumere RD-Events-Corporate-Social-Responsibilityla Corporate Social Responsibility (Csr) come leva strategica per espandere la propria attività, conquistare un maggior numero di consumatori – peraltro sempre più sensibili a tali tematiche al momento dell’acquisto di un prodotto o di un servizio – e migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei propri lavoratori.
“L’integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”: è la definizione che viene data alla Csr nel Libro Verde della Commissione Europea (luglio 2001), gettando le basi per una nuova governance che punti a una crescita del business secondo un comportamento etico, rispettando le condizioni ambientali e sociali dei territori in cui si opera e guardando con estremo riguardo al capitale umano di cui ci si circonda.

Prima la Francia, l’Italia al quarantaquattresimo posto
è A chi spetta la medaglia d’oro per il modus operandi più virtuoso da questi punti di vista? Ebbene, in vetta alla classifica 2014 stilata dal magazine a stelle e strisce Newsweek, relativa appunto alla sostenibilità e all’impatto ambientale, e che aVIVENDI La sede del gruppo francese di comunicazione, l'azienda piu00F9 sensibile in fatto di Csr secondo NewsWeeknnovera le 500 società più grandi del mondo, c’è la francese Vivendi: attiva nei media e nella comunicazione, risulta essere, infatti, la più attenta ai propri dipendenti (soprattutto per quanto riguarda l’inserimento dei giovani e l’integrazione dei profili multiculturali) e, più in generale, all’ecosistema globale.
Per quanto riguarda l’Italia, sempre sulla base dei Green Rankings, il nostro Paese è rappresentato da Generali (44esimo posto), Intesa Sanpaolo (98esimo), Eni (201esimo), UniCredit (236esimo), Enel (263esimo), Prada (455esimo) e Luxottica Group (484esimo).
Esaminando, per esempio, le prime tre realtà, sappiamo che, per quanto riguarda la prima, nell’ultimo anno è stato ridotto dell’11,3% il consumo di carta, privilegiando l’utilizzo di quella ecologica, e in parallelo viene favorito il riciclo, differenziando i rifiuti; tra i dipendenti del gruppo assicurativo e finanziario (15 mila persone, oltre a 3.400 agenti e una forza vendita di più di 3.200 individui) viene premiato chi possiede un’auto ecologica e sono offerte soluzioni assicurative per impianti fotovoltaici. Senza considerare che la società si è assunta formalmente l’impegno di diminuire nel prossimo triennio il consumo pro capite di energia elettrica e di acqua del 5% e di ridurre le emissioni, dovute alla mobilità aziendale, del 10%.

INTESA SANPAOLO Carlo Messina, Ceo, responsabile della Divisione Banca dei Territori

Intesa san Paolo (nella foto, Carlo Messina, Ceo e responsabile della Divisione Banca dei Territori).

Dal canto suo, Intesa Sanpaolo è entrata da poco nell’indice mondiale delle 187 aziende che contrastano i cambiamenti climatici, collocandosi tra le più meritevoli. «Riteniamo prioritario attuare un piano strategico che tenga conto di tutti gli impatti ambientali e istituire misure sistematiche per ridurre il più possibile i consumi e migliorare l’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento e raffrescamento dei nostri edifici (palazzi e filiali), dei sistemi di illuminazione e di tutte le attrezzature utilizzate per l’ufficio», ha commentato Carlo Messina, Ceo dell’istituto e responsabile Divisione Banca dei Territori. E ha aggiunto: «Una grande banca può dimostrare il suo impegno anche supportando i propri clienti a migliorare le loro performance ambientali, attraverso consulenza specializzata e finanziamenti finalizzati all’efficienza energetica e alla produzione di energia rinnovabile».
Quanto all’azienda di San Donato Milanese, leader nel settore energetico, quella del “cane a sei zampe”, facendo riferimento alla rappresentazione grafica del marchio, è una delle sei imprese al mondo ad aderire alla fase pilota del UN Global Compact LEAD Board Programme, un programma dedicato ai Cda aziendali per sviluppare al loro interno una maggiore consapevolezza in materia di sostenibilità, in modo tale che questa diventi parte integrante della gestione corporate, a iniziare dai vertici del management.

ENI Green_River_Project_Nigeria

Green River è un progetto ENI per la sostenibilità del settore agricolo in Nigeria, che coinvolge 500 mila persone.

In Eni la sustainability è un obiettivo perseguito attraverso la riduzione degli impatti ambientali di sedi, impianti e processi produttivi, ma anche, al contempo, tramite l’investimento ad hoc su fonti rinnovabili e l’estensione dei servizi energetici anche in territori ancora poco sviluppati, come incentivo per la crescita economica. Sulla stessa linea si colloca anche Enel, che ha abbracciato il programma “Energia sostenibile per tutti” delle Nazioni Unite per ridurre le pericolose emissioni di gas serra e per superare l’energy che divide nel mondo.
Certo, accanto a colossi come quelli esaminati, ci sono poi realtà più piccole che hanno assunto fin dalla loro creazione forme di impegno analoghe, secondo una coerenza sempre più stringente con le loro attività principali.

Due esempi italiani di impegnonel settore alimentare
È, per esempio, il caso dell’emiliana Alce Nero, che da oltre trent’anni produce alimenti biologici di qualità, e di EcorNaturasì, specializzata nella vendita di cibi sani, naturali, a tutela della biodiversità.
Oggi l’intera azienda NATURASIAlce Nero ha ottenuto la certificazione Spreco zero con il marchio di Last Minute Market: un ricoscimento importante, in seguito a tutta una serie di iniziative e comportamenti volti al risparmio e a minimizzare l’impatto sull’ambiente. Si tratta di interventi strutturali per l’impiego di energia da fonti rinnovabili, che derivano in parte da pannelli solari installati sulle coperture degli edifici, in parte da fornitori esterni che offrono energia RECS (Renewable Energy Certificate System), così come l’utilizzo di materiali riutilizzabili o riciclati, diminuendo al minimo i prodotti monouso, per non dimenticare l’offerta di prodotti del territorio, a chilometro zero, sui vassoi della mensa per i dipendenti, o accortezze quali la sostituzione del classico e dispendioso “boccione” da ufficio con un distributore collegato alla rete idrica comunale; effettuando la raccolta differenziata, solo per citare alcuni dei principali provvedimenti.

ECOR.NATURASI

Un supermercato di EcorNaturaSì.

Quanto al gruppo veneto EcorNaturaSì, il suo progetto di ecosostenibilità prende le mosse dai fornitori per arrivare ai consumatori finali. Per i primi, infatti, la società ha predisposto una guida, un vero e proprio codice pratico, per aumentare l’efficienza dei sistemi di imballaggio degli alimenti e per renderli sempre più ecocompatibili. Per i secondi, è stata inserita nei prodotti a marchio Ecor e NaturaSì una tabella semplificativa che riporta il tipo di materiale utilizzato per l’imballo primario e secondario, il suo simbolo e le informazioni utili per la relativa gestione post consumo, al fine di facilitare la raccolta differenziata dei rifiuti domestici.

Trasparenza: resta ancora molto da fare
Accanto a questi casi interessanti, che denotano un impegno concreto rispetto all’innovazione nell’ottica di una green sensibility da parte di un’impresa economica, va detto che però resta ancora molto da fare, nel nostro Paese, soprattutto relativamente alla trasparenza in materia: da una recente ricerca Webranking by Comprend a livello europeo, emerge infatti che poco più della metà delle aziende tricolori pubblica un bilancio di sostenibilità (contro il 94% tra le maggiori 100 del Vecchio Continente) e una su quattro non presenta alcuna informazione di sostenibilità (eccetto il codice etico).

APPLE Tim Cook, Ceo

Tim Cook, Ceo di Apple.

La corporate transparency su un simile punto è tutt’altro che un aspetto secondario; su di essa ha richiamato l’attenzione anche Tim Cook, Ceo di Apple, durante la Climate Week, la Settimana del Clima, tenutasi a New York lo scorso settembre, evento internazionale no profit a cui hanno preso parte rappresentanti di giganti dell’hi tech e il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. L’impero informatico-tecnologico creato da Steve Jobs sta, tra l’altro, costruendo una nuova sede a Cupertino che dovrebbe diventare, entro il 2016, uno degli edifici più ecosostenibili del pianeta, alimentata solo da vento ed energia solare. Investimenti e sforzi che hanno valso alla Mela il pubblico elogio di Greenpeace, in quanto una delle aziende più sensibili all’utilizzo delle energie rinnovabili. Ebbene, nel suo discorso Cook è stato categorico: secondo il top manager, per contrastare i cambiamenti climatici occorre rifiutare qualsiasi compromesso per ridurre le emissioni nocive e ridurre gli impatti ambientali. E, parallelamente, è necessaria la massima chiarezza da parte di tutti, per cui si andrebbe a innescare un meccanismo “a catena” decisamente salutare.
In che modo? Il Ceo di Apple ritiene che ciò contribuirebbe a focalizzare molto di più l’interesse dell’agenda mediatica e dell’opinione pubblica sulle problematiche ecologiche; stimolerebbe la competizione tra i vari soggetti e quindi ciascuna impresa, non fosse altro che per una mera questione di immagine agli occhi dei consumatori, sarebbe incentivata a garantire, in merito, massimo impegno, onorandolo con azioni serie e mirate.

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Autore: KarmaNews.it
KarmaNews è un magazine online di informazione alternativa attivo dal 2013 e diretto da Manuela Pompas.
Questo articolo è stato ripubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-SA 3.0 IT.

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