All'inizio di questa nostra esperienza sulla Terra, tutti abbiamo riposato entro i confini rassicuranti dell'utero materno.

Rannicchiati in noi stessi, nutriti ed accuditi in quello spazio conchiuso e soffice, abbiamo cominciato il nostro viaggio di conoscenza dell'essere.

Per te e per me, allora, quell'utero era tutto il nostro Universo. Non sospettavamo alcuna estensione oltre quei limiti, non conoscevamo altra esistenza oltre a quella.

La nostra coscienza esplorava quel territorio ancora insondato, mentre a malapena distinguevamo cos'era in noi e cosa fuori di noi.

Nel frattempo il nostro organismo cresceva, e le distanze fra un punto e l'altro del nostro corpo si allungavano.

In espansione, come una vera e propria galassia, composta di proteine e acqua.

O come una città immaginaria e immensa

dove cellule distantissime sono collegate da una rete di impulsi nervosi

irrorate senza sosta da fluidi, in intricati sistemi di canali…

Un Universo, noi, raccolto in un altro Universo.

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Questa crescita lenta e progressiva è continuata fino a che un salto quantico ci ha portato nel nostro primo "al di là", fuori da quell'utero, in un Universo ancora più ampio, dominato da leggi nuove e sconosciute.

Abbiamo scoperto una materia sottile ed impalpabile tutt'intorno al nostro corpo, e quel senso di vuoto ed apertura, quell'immenso crocevia di possibilità, ci ha fatto annaspare e spaventare, all'inizio.

Aria, dentro e fuori di noi.

In quel primo contatto con l'Universo che ancora riconosciamo come tale, qualcuno ci ha accudito, ci ha sostenuto, ci ha protetto.

Quel qualcuno è la Madre. Non sempre e non necessariamente la Madre è una figura femminile, o condivide con noi il suo patrimonio biologico. Magari non è neppure una persona sola.

La Madre è stato il primo Altro, colei su cui abbiamo plasmato la nostra percezione della realtà, durante quell'epoca lontana in cui Lei era tutto per noi.

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Risalendo a ritroso la catena della creazione, dalle realtà prossime a quelle più lontane e remote, mi chiedo se il nostro rapporto con la Madre possa darci l'impronta del nostro rapporto col divino.

Non tanto di quel rapporto scelto e cercato negli corso del tempo, che possiamo avere elaborato o meno a partire dalle nostre ricerche come individui maturi.

Parlo piuttosto di quella sensazione primigenia che abbiamo dell'Intelligenza creatrice.

Un'intuizione che però ci portiamo dentro per tutta la vita, e con la quale dobbiamo per lo meno fare i conti.

Un'intuizione che, come un riverbero, si trasmetterà a tutte le altre esperienze ed incontri che faremo.

Com'è stata con noi la Madre?

Ci ha accolti o ci ha respinti? Ci ha capiti o ci ha puniti?

Era per noi quell'Amore nascosto in ogni dove, che ci supporta, che ci guida, che ci fa sentire al sicuro in ogni circostanza, nutrendoci di fiducia ed accettazione incondizionata…

o era un Essere distante, seduto sul suo trono ad osservare i nostri passi, pronto a giudicare i nostri errori, disposto perfino a scagliarci in quell'abisso da cui non si può più tornare, dove le porte del cambiamento sono chiuse per sempre?

Con che volto affronta la vita un individuo che teme di poter essere rifiutato proprio da Colei che lo ha generato, che per aspirare al Suo abbraccio deve rispettare determinati requisiti, che deve cambiare per essere amato?

Saprà sentire questo Universo, la sua casa, come un luogo amico?

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Ecco perché prendersi cura del rapporto con i figli che la Vita ci ha messo fra le mani è un tema centrale all'interno di questa nostra famiglia globale.

Accudire una giovane creatura, accompagnarla verso la libertà è un compito spesso avventuroso.

Anzi, una vera e propria pratica spirituale.

Sbattuti fuori senza troppi complimenti dai contorni della nostra comoda identità quotidiana, ci troviamo alle prese con parti di noi che fino ad un attimo prima neppure esistevano.

Nuove, inaspettate fiorescenze, che ridefiniscono i nostri confini e ci portano a chiederci chi siamo davvero, chi siamo ora.

Ci fondiamo e ci confondiamo, come mai prima.

Ci troviamo a interpretare nuovi ruoli per poi poter osservare le nostre maschere, e magari anche abbandonarle.

E a scoprire chi è l'Attore.

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In quell'Universo che tu sei, che Dio rappresenti per tuo figlio?

Che cosa vede lui, di questo mondo, riflesso nei tuoi occhi, nelle tue parole, nei tuoi gesti quotidiani?

Come in una sala degli specchi, in uno sguardo si incrociano generazioni di rimandi, lui e sua Madre, tu e la tua, e indietro così fino a che l'orizzonte non si sfuoca lentamente…

E in quel suo sguardo che è già lanciato verso il futuro, tu puoi ora creare un'immagine nuova.

Puoi scegliere che tipo di Madre vuoi essere. Puoi guarire, guarendo te stesso.

Perché quando avrai tolto tutta la polvere che appanna il tuo specchio, tutta la sala risplenderà di una luce nuova, ogni riflesso, ogni rimando.

E curando il passato, curerai il futuro.

Offrirai speranza, fiducia, consapevolezza… la visione di un Universo benevolo che accudisce i suoi figli e lavora per il loro trionfo.

La Madre che lasci in eredità a tuo figlio è quella che poi lui, a sua volta, esprimerà nel mondo, evolvendola e perfezionandola.

È il tuo testamento, la tua impronta, il tuo contributo.

Che i tuoi siano figli in carne ed ossa, oppure sogni, progetti, idee, opere, prenditi cura della Madre che è in te.

Perché tu sei uno degli infiniti centri di questo Universo.

Benedetta Altichieri
Autore: Benedetta Altichieri

Il mio background formativo e professionale si compone di esperienze nel settore delle arti visive, della didattica dell’arte e dell’editoria accademica. Considero me stessa come un sistema in continua evoluzione; la mia spiritualità si esprime attraverso pratiche corporee di meditazione e usando la scrittura come strumento di indagine e di viaggio. Di più su Benedetta
Foto di Giorgia Salinitro


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