Offrirsi al nemico: trasmutare l’ombra.

Ecco il racconto di un sogno in cui ho ben sperimentato il concetto di “offrirsi al nemico” anzichè combatterlo. Un concetto che il Cristo ha portato con forza, ben sapendo che sarebbe maturato solo 2.000 anni dopo, quando la nausea del conflitto sarebbe stata abbastanza forte da spingerci a cercare qualcos’altro.

… su una strada di campagna che ho percorso spesso, poco lontano da una grande casa colonica che per qualche motivo mi è sempre sembrata sinistra, nonostante abbia un buon panorama, mura ampie e persiane rosse. L’aria qui ha qualcosa che mi inquieta… una vena d’acqua profonda? Un passato di turbolenze? Non so, ma sono certo che non potrei mai abitarvi, neanche se il proprietario mi offrisse le chiavi.

Su una strada di campagna che costeggia campi brulli e pietrosi, con ciuffi d’erba verde come minuscole esplosioni di vita, cammino e mi avvicino al bosco.

L’ombra viene dagli alberi e cresce mentre si avvicina, è oscura, terribile. Sento la pelle drizzarsi dietro la mia nuca, il mio cuore si ferma, l’ombra assaggia la mia paura, che è simile a quella di chi, senza speranza, vede il nemico avanzare lentamente verso di lui.
Mi prende, mi avvolge, e inizia a soffocarmi lentamente, premendomi il petto e la gola senza esitazioni, come una pressa che fa il suo lavoro. Naturalmente offro resistenza, e naturalmente ogni mio divincolarmi è un soffocare più rapido, ogni esplosione di muscoli una nuova, lenta e costante compressione sul petto.

Infine qualcosa scatta. Un’interruttore di sicurezza, lo chiamerei. Improvvisamente mi abbandono alla stretta del nemico, ma non è un abbandono di rinuncia, è Amore. Mi offro a lui, senza comprenderne le ragioni, senza capire, semplicemente un impulso che supera la mia mente mi guida in modo irresistibile ad amare l’ombra, offrirmi a ciò che sto vivendo, senza rimpianti, incondizionatamente. Un brivido di pianto mi attraversa le ossa, e l’ombra, improvvisa come la mia offerta, si muta in una poltrona d’erba morbida, la stretta si fa abbraccio, e le sue erbe mi accarezzano il corpo con la tenerezza di un bambino.

L’abbraccio dura alcuni istanti, in cui il mio abbandono si fa totale, senza stupore ormai, senza più possibilità di tentare ogni spiegazione. Infine mi sveglio, e allora ringrazio me stesso e il Tutto per questo meraviglioso campo di battaglia che è il Sogno.

Offrirsi al nemico dunque, lasciare la presa… ci torneremo su, approfondiremo, è necessario perchè è questa la chiave delle chiavi, soprattutto in questo tempo occidentale così contratto e aggressivo. La mia pelle è ancora elettrica per il solo rammentare quell’abbraccio avvenuto in sogno alcuni mesi fa, ora non resta che continuare a trasmetterlo qui, alle mie ombre, in questo sonno che alcuni chiamano veglia.

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Autore: Niccolò Angeli
Niccolò Angeli
Amo costruire ponti di significato tra l'antica saggezza e il futuro. Spesso lo faccio creando meditazioni e viaggi interiori per facilitare la guarigione, la consapevolezza e il risveglio. Tutti i miei contenuti in inglese li trovi su Kyrian.art.

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